Corpus Domini.

La festa odierna richiama la nostra attenzione sul mistero eucaristico.
Ci chiediamo da dove nasce la necessità di riflettere nuovamente sul dono del Corpo e del Sangue del Signore, dopo averlo celebrato nel contesto del Triduo pasquale.
Forse perché la quotidianità di questo mistero rischia di trasformarlo in routine.
Forse perché una certa formazione catechistica ne sottolinea la componente intimistica, trasformandolo in un incontro “personale” con il Cristo, da vivere nel silenzio e nell’adorazione.
Forse perché troppe volte esiste una frattura tra il mistero celebrato e la nostra esistenza quotidiana. La liturgia della Parola di questa festa intende scuoterci dal nostro torpore, invitandoci a riflettere sul valore relazionale dell’Eucarestia, e sulla sua rilevanza ecclesiale: celebriamo l’eucarestia per “diventare eucaristia” nell’appartenenza ad una comunità di discepoli chiamata ad essere il “Corpo del Signore” incontrabile nella storia.
Nella prima lettura, la figura misteriosa di Melchisedek, ci educa a vivere l’esistenza come benedizione.
Nella seconda lettura, l’apostolo Paolo ci chiede di vivere con la stessa intensità d’amore di Colui che ha offerto il suo Corpo e il suo Sangue per noi.
Nel Vangelo, il racconto della moltiplicazione dei pani ci permette di comprendere la direzione del mistero che celebriamo: il pane ricevuto ci trasforma in pane donato per la vita dei fratelli.



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